Punk, musica e cinema: Straight to Hell di Alex Cox (1987)

24/1/2018 i400Calci

Jean-Claude Van Gogh


 

Immaginatevi Alex Cox, inglese, giovane, magro e pallido, fresco di Sid & Nancy e pieno di amici nel giro punk di alto livello londinese. Elvis Costello, i Pogues, i Clash, gente ottima, gente matta. Gli gira d’organizzare un tour di concerti in Nicaragua con questa gente, ma per motivi politici il piano fallisce, dunque che fare con i soldi rimasti?
L’unica cosa ovvia: girare un film western in Almeria con suddette band, scrivendo lo script in una manciata di giorni e rinunciando nel frattempo alla regia di Three Amigos.
Joe Strummer, Costello e i Pogues al completo partecipano, e gli si aggiungono anche Courtney Love, Jim Jarmusch, Grace Jones e per qualche motivo persino Dennis Hopper. Attori amici di Cox come Sy Richardson e il regista Dick Rude completano un quadro che a quanto pare vuole essere un adattamento di Se sei vivo spara di Giulio Questi.
Il risultato è un delirio senza capo né coda, ma dal fascino irresistibile.

 

 

Straight to Hell è un film che poteva esistere solo in quel momento, fatto da quella gente. Un momento di follia pura nel 1987 in cui l’Inghilterra usciva dal punk con una manciata di eroi ancora in campo e adorati dalla folla. Praticamente un film fatto in casa tra degli amici che per qualche motivo hanno pure trovato dei soldi per farlo.
Cox, del suo, ci mette una follia che poteva venire solo dalla droga. D’altro canto il film parla di un gruppo di ladruncoli che finisce in un paesello sperduto nel deserto e controllato da una band di killer cowboys fatti di caffeina, che è dove sta tutto il genio possibile in quel mese di riprese lì.
Ogni attore e musicista è sempre sudato, sporco e nervoso; tutti fatti di caffeina, tutti eccitati, e in mezzo Courtney Love che urla come un’aquila.
Nella realtà erano probabilmente tutti sempre ubriachi, come Shane MacGowan ci insegna. La storia non è che poi vada da nessuna parte: ci sono delle gang, arriva un americano, c’è una valigia piena di soldi mai visti, e alla fine si sparano tutti, ma il punto non è questo.

 

 

Guardare Straight to Hell adesso è guardare un mondo perlopiù scomparso. Un’idea di punk, di musica e di cinema che adesso esiste in ambienti diversi, e senza la stessa forza anarco-tradizionalista.
Joe Strummer è morto, i Pogues praticamente non esistono più, Alex Cox non gira un buon film da vent’anni.
In quel delirio caffeinato e bagnato di sudore c’è un rappresentazione storica che va ben oltre in cinema e la musica e si infila direttamente nella testa di chi alla repressione tatcheriana ha reagito con una creatività senza regole. Per questo motivo Straight to Hell è un film indimenticabile.

 

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