La fiaba della bimba stronza amica dei cacciatori: Little Dead Rotting Hood

2/1/2019 i400Calci

di Stanlio Kubrick


Stregati dalla luna.

 

Curiosa situazione quella della Asylum, la casa di produzione nata per sfruttare lo scarso span di attenzione e l’alta capacità di distrazione di chi compra i Blu-ray nei cestoni delle offerte producendo versioni a basso budget e alto tasso di amatorialità di kolossal recentemente usciti al cinema.

Curiosa perché, per quanto la mission aziendale sia più che lodevole – un mondo dove esistono Atlantic Rim, Transmorphers e Lord of the Elves non è necessariamente un mondo migliore, ma sicuramente è più divertente –, i risultati sono raramente all’altezza della battuta che ci sta dietro, e d’altro canto i maggiori successi di questi californiani dalla cazzata facile sono quelli che si scostano più o meno decisamente dalla formuletta: la saga di Sharknado da sola svetta come un baluardo di quello che è possibile ottenere se si abbandona la voglia di copiare e ci si fa trascinare dall’ispirazione non importa quanto idiota.
In altre parole, la Asylum nasce per fare una cosa e finisce per funzionare quando ne fa tutt’altra, e questo nonostante la cosa per cui nasce rimanga l’unico motivo per cui il marchio è riconoscibile nel mondo.

 

«Eh?».

 

C’è però un secondo strato di film Asylum che vale davvero la pena di vedere in quanto film e non in quanto lunga presa per il culo dello status quo al botteghino: sono quelli che nascono ispirati a film tutto sommato minori e apparentemente meno connotati, che è quindi possibile stravolgere invece di copiare; quelli che lasciano respirare prima di tutto gli sceneggiatori, che slegati da necessità tipo “riscrivere Pacific Rim ma con altri robottoni” si lasciano andare a impennate di creatività che da sole bastano a elevare il risultato finale sopra la media delle produzioni di casa. Hansel & Gretel è forse il caso più clamoroso nella misura in cui riesce a essere agilmente meglio di quella cacata farraginosa con Jeremy Renner e Gemma Arterton, e Little Dead Rotting Hood – così arriviamo al film di cui stiamo per parlare – si inserisce in scia senza fare fatica.

Il modello è ovviamente Cappuccetto Rosso, il che è bizzarro perché l’unico circa-blockbuster a tema uscito negli ultimi anni è Cappuccetto Rosso Sangue, che già di suo nasceva un po’ come film Asylum senza saperlo. Uscito cinque anni dopo il film con Amanda Seyfried, Little Dead Rotting Hood è una versione moderno-splatter virata Buffy della fiaba della bimba stronza amica dei cacciatori, nella quale i lupi sono mannari e sono tantissimi e la nonna di Cappuccetto Rosso è la Keeper of the Forest, un’entità non morta che usa i suoi poteri per tenere a bada le tribù licantrope che altrimenti si divorerebbero qualsiasi cosa che si muove nel raggio di svariati chilometri dalla loro tana.

La nonna è anche Marina Sirtis cioè Deanna Troi di Star Trek: The Next Generation, che è un dettaglio gustoso ma trascurabile nella misura in cui muore dopo tre minuti di film, passando i suoi poteri alla nipote, la Cappuccetto Rosso del titolo.

 

Che come potete vedere è Cappuccettoless.

 

Tutto questo succede a [Posto americano], una generica cittadina al confine con un gigantesco bosco composto di piante provenienti da più o meno tutto il continente americano – seriamente, le riprese in esterni sembrano una collezione di footage raccolto da un documentarista interessato a coprire l’intero patrimonio forestale degli yankee –, la più classica delle location da film horror insomma, una piccola comunità dove lo sceriffo conosce tutti per nome e una faccia nuova fa girare tutte le teste nel tipico gesto apotropaico dello Stupore per lo Straniero.

È qui che facciamo la conoscenza di quel giandone di Eric Balfour nella parte dello Sceriffo Giovane, e dello spaesatissimo Romeo Miller in quella di Danny. Danny è il fidanzato di Samantha, la nipote di Marina Sirtis, la quale scompare dopo cinque minuti, poco dopo la nonna. Ci sarebbe materiale per un’indagine approfondita, se non fosse che Sceriffo Giovane ha altre gatte da pelare: in giro per la città si stanno infatti verificando orrendi attacchi da parte di lupi che potrebbero essere geneticamente modificati, e che sembrano particolarmente interessati a strappare la giugulare a giovani coppie in fase di, appunto, accoppiamento. C’è un collegamento tra le due cose? Grazie della domanda, sì. Samantha tornerà tra noi? Be’, sì, è la protagonista. In che modo le due situazioni si intrecciano? Per scoprirlo vi consiglio di guardare il film.

 

l’atto del fare all’amore.

 

È abbastanza per inquadrare e qualificare Little Dead Rotting Hood? Di fatto è una versione un po’ più povera e sfacciata di tanti fantasy young adult usciti in libreria e al cinema negli ultimi anni, che mette grande cura nella costruzione dell’atmosfera e nella caratterizzazione di personaggi e luoghi, dedica attenzione e persino amore a situazioni domestiche e quotidiane, e si prende solo il tempo necessario e nulla più per portare avanti il suo discorso horror – specchio di una carenza di budget a giudicare da quelle sequenze nelle quali l’horror succede, ma anche di una certa voglia di andare oltre al titolo e di dare tridimensionalità al prodotto. OK, non stiamo parlando di “un film di personaggi” né Jared Cohn è Altman, ma quantomeno [Posto americano] non ha nulla da invidiare a, per dirne una, la Forks di Twilight. E che il film tutto sommato funzioni lo dimostra anche il fatto che l’intero cast si comporta come se si trovasse davvero su un set professionale e stesse lavorando per percepire uno stipendio, un dettaglio spesso non applicabile ai film Asylum: di fronte a una sceneggiatura solida e con qualche guizzo fantasioso si diventa tutti professionisti.

È un mezzo peccato quindi che Little Dead Rotting Hood, che per altri versi è girato con mano salda e un buon gusto per le inquadrature statiche, si sgonfi un po’ nel momento in cui deve esplodere, perché a fronte di effetti pratici di livello (e gustosissimi, le fazze ringhianti dei lupi che affondano nelle gole dei poveri adolescenti sono sempre una gioia) tutto il comparto action è confusionario e sempre troppo scuro, una di quelle situazioni in cui muovere la macchina a caso diventa l’alternativa al girare davvero. Peccato anche perché sulla carta le scene splatter funzionano, sono ben distribuite e crescono di frequenza e intensità al ritmo giusto. E peccato anche che quando arriva il momento di fare il salto di qualità Little Dead Rotting Hood si affidi a quello che a questi budget è necessariamente il primo nemico della qualità, e cioè la CGI. Quantomeno Jared Cohn ci fa vedere una pistola di Cechov grossa così dopo pochi minuti e la ritira fuori nel modo giusto e al momento giusto il che da solo è un +10 punti carisma.

 

il tunnel della CGI.

 

Al netto di tutti i suoi limiti e difetti, comunque, ed è la cosa più importante, Little Dead Rotting Hood riesce nell’impresa di non essere solo “un film della Asylum”, un qualcosa che si guarda perché l’abbinamento locandina/titolo fa molto ridere, ma un film. Un po’ mediocre ed estremamente scemo (ripeto nel caso fosse passato in sordina che la nonna di Cappuccetto Rosso è the Keeper of the Forest, una supereroina non morta), ma onesto ed entusiasta di raccontare una storia e una mitologia fatta di lupi mannari, spade magiche e gole squarciate. Un film da godersi e non solo del quale ridere. Preferibilmente in compagnia e con tante birre, ma forse questo si può applicare a qualsiasi altro film. Viva i lupi mannari di [Posto americano], che speriamo di rivedere presto nel telefonatissimo sequel.

 

Guarda ora Little Dead Rotting Hood su