Blastare coi laser: Laserblast (1978)

21/12/2018 i400Calci

di Nanni Cobretti


Sei un bambino di otto anni, entri in videoteca, vedi una videocassetta il cui titolo è "L'uomo laser", che fai?
Lo prendi in mano e non importa che tu sia appena entrato e che quello sia fondamentalmente il primo titolo che hai visto: lo porti in cassa e torni a casa.

Che titolo incredibile, "L'uomo laser".

Magari lievemente ingannevole - io mi aspettavo la storia di un uomo qualunque che veniva morso da un laser e si trasforma in un incredibile essere metà uomo e metà laser... ok, la vera trama del film infondo non è diversissima, ma ci arriviamo dopo.

Anche il titolo originale "Laserblast" è una bomba.

Da bambino mi noleggiai L'uomo laser e me lo guardai diverse volte.

Era strano e affascinante.

Parla effettivamente di un tizio che trova un cannone laser nel deserto, e il cannone non lo morde, ma lui comincia a sentirsi contagiato lo stesso. Non diventa esattamente un incredibile essere metà uomo e metà laser, diventa una specie di zombi posseduto con la smania di sparare a tutto e vendicare i torti subiti.

La scena che mi aveva colpito da bambino era il momento in cui inizia tutto: il nostro "eroe" Billy Duncan trova il cannone laser e, come prima cosa, inizia a far finta di sparare in giro. PIM! PEM! BZZZZZ! PEW! PEW! BSHHH! Fa proprio i rumori con la bocca.
 

PIM! PEM! BZZZZZ! PEW! PEW! BSHHH!
 

Io avevo 8 anni, guardavo il tizio sullo schermo decisamente più grande di me - aveva la patente! - e dicevo: quell'uomo mi capisce. Sta facendo esattamente quello che avrei fatto anch'io.

Poi trova la collana con pendaglio che attiva il cannone e inizia a sparare per davvero in giro, facendo splodere i cespugli. Anch'io l'avrei fatto.

Poi non fa domande, si imbosca il tutto e se lo porta a casa. Come chiunque farebbe con un cannone laser che sembra un giocattolo ma poi si scopre che spara dei laser per davvero. Non so cos'è, non so di chi sia, ha un funzionamento tecnologico che non ho mai visto prima ma - come usa fare oggi coi meme trovati su internet - nel dubbio È MIO!

Poi ogni tanto si infila di nuovo il tutto e va in giro a far danni, ma non è del tutto colpa sua, il pendaglio con cannone provoca dipendenza, prende soprattutto il sopravvento sulla sua personalità e coscienza, Billy si ritrova semitrasformato in una specie di zombificato Mr Hyde che va in giro a blastare la gente - coi laser però, non urlando "analfabeta funzionale!!!" a tutti. E quando si sveglia non ricorda nulla.

Ecco, dopo la scorpacciata d'infanzia non ho più riguardato Laserblast.

Ma me ne sono ricordato a lungo: col tempo mi sono convinto che con quel suo budget povero, tempi dilatati, dialoghi sparsi, tono pessimista, fosse troppo strambo per essere un normale film di genere e dovesse per forza essere la metafora di qualcosa. Che ne so: la droga, il cancro, i videogiochi. Magari giusto per i videogiochi era presto (è del '78).

Quando l'ho riguardato non ho avuto un'impressione diversissima.

Laserblast ha un protagonista piuttosto apatico, con l'aria da surfista annoiato, che non fa che ciondolare in giro a camicia aperta per il deserto californiano. Buffo scoprire che si tratta di Kim Milford, noto soprattutto come interprete di musical, specialmente per il ruolo di Rocky nell'edizione originale del Rocky Horror Show.

E sì, ha gli alieni in stop motion, ha gli inserti comici (la coppia di poliziotti, Eddie Deezen al suo primo film), ma anche questa lenta possessione, una progressiva discesa nell'annullamento totale, una vendetta portata avanti con uno strano senso di inerzia, la chiara assenza di budget in tutto ciò che non è gli alieni in stop motion (gli stacchi di inquadratura tra spari ed esplosioni, la macchina che si ribalta in slow motion per 18 minuti), nessun vero eroe.

Insomma, mi sono convinto di nuovo che dovesse essere la metafora di qualcosa.

Ma diversamente da quello che mi immaginavo in origine, ho avuto l’impressione di qualcuno che avesse scritto questa complessa e deprimente allegoria fantascientifica e che poi, per la disperazione, l’avesse venduta al produttore sbagliato.

A Charles Band, per l’esattezza.

Charles Band che, prima di fondare un impero sui film a basso costo retto genialmente sulla nozione di mostri piccoli (Ghoulies, Dolls, Puppet Master...), stava ancora decidendo se nella vita voleva fare fantascienza o softcore, ma aveva già deciso che voleva fare i soldi.

Charles Band che convince David Allen e Jon Berg a creare un paio di pupazzetti e butta su di loro circa il 70% del budget nonostante siano personaggi del tutto accessori (l’altro 30% va alla comparsata di Roddy McDowell), e per il resto impone la sua impronta (pseudo)commerciale creando effettivamente un’opera dai toni contrastanti, che alternativamente si sforza di essere divertente e accessibile e si infanga però anche spesso in momenti lenti, inquietanti, decadenti, che finiscono per essere la parte involontariamente più affascinante del film.
 

Il 70% del budget per 5 minuti di screentime: Marlon Brando Puppa La Fava.

 

Billy viene posseduto dal cannone laser alieno e finiamo per spendere più tempo con lui che si aggira zombificato per le strade semi-deserte a compiere una specie di vendetta inerte e a sparare in giro più o meno a caso con pochissimi dialoghi, poche spiegazioni, solo la musica synth opprimente di Richard Band (fratello di Charles). Il film ci chiede di empatizzare con lui, non offre altri personaggi realmente importanti, e Kim Milford non è esattamente un eroe carismatico o estroverso, è più una specie di surfista apatico che ogni tanto viene bullizzato, ma questo sembra evidenziare nello sguardo di tutti più la noia mortale delle giornate infinite a St. Clarita che vere mire nei suoi confronti. Billy non è un nerd, e non ha neanche l’innocenza esuberante di un Luke Skywalker: è un bel ragazzone che potrebbe probabilmente reagire, se ne avesse voglia. E invece ci vuole un intervento alieno per spezzare la routine, fargli ricordare per un attimo le gioie di un bambino ma poi esasperare la disperazione. Il finale, girato sul set di un film abbandonato in un trionfo di synth discordanti, non fa che amplificare tutto ciò all’ennesima potenza ed è letteralmente ipnotico.

Ma a sentire Charles Band, non voleva essere nulla di tutto questo.

Voleva essere una strambissima, stracciata risposta no-budget a Star Wars, che era uscito appena l’anno precedente – c’è anche una scena in cui Billy fa esplodere un cartellone pubblicitario del film di Lucas.

E quindi probabilmente l’apatia, la depressione, era tutto frutto di un set squattrinato e profondamente svogliato, che ha finito per fare il giro e dare carattere al film stesso.

Laserblast non è un film facile, ma è un film unico, a cui non a caso è dedicata una serata mensile a Toronto la cui missione consiste nel proiettare e riscoprire cult sconosciuti. Vale l’esperienza.


Guardalo ora su Amazon Prime Video e The Film Club!