Il film sudcoreano che ha guadagnato di più in patria nella storia del cinema.

15/11/2018 i400Calci

L'articolo di Cicciolina Wertmüller dei 400Calci - Cinema da Combattimento



Se The Raid era "one minute of romance, 90 minutes of carnage", questo "L'Impero e la Gloria" è "45 minuti di teste mozzate, 60 minuti di battaglia navale".
E per quanto mi riguarda, è già venduto così. Ma analizziamolo un po' meglio.
 

"Passami il falcetto che decapito qualcuno"


Siamo nel 1597 alla vigilia della famosa Battaglia di Myeongnyang. Il sempre eccellente Choi Min-shik veste i panni del disilluso ammiraglio Yi Sun-sin, destituito dopo una sonora sconfitta navale contro la flotta giapponese. Ma il nemico non se ne è andato, anzi ha ingrandito la flotta e stretto un'alleanza col famigerato pirata Kurushima per togliere di mezzo i coreani una volta per tutte.La Corea pensa "bando alle ciance, questo e' un lavoro per l'ammiraglio Yi" e lo scongiura di salvare la situazione; lui fa la faccia depressa ma in realtà ci sta. Peccato che la sua flotta conti 13 navi e quella giapponese 333.
Ma Yi ha un'idea: attirare i nemici in un gorgo che si forma nelle correnti di un promontorio vicino alla costa (le "roaring currents" del titolo internazionale), lasciare che la furia del mare faccia il suo dovere e darsela a gambe, anzi a remi, in tempo.
 

"Mettere a fuoco la situazione"


Il piano ovviamente funziona, altrimenti non ci avrebbero fatto un film e quel film non avrebbe incassato un fantastiliardo, nel senso dell'equivalente di 4.8 milioni di dollari nel primo *giorno* di programmazione. "L'Impero e la Gloria" è il film sudcoreano che ha guadagnato di più in patria nella storia del cinema.
 

 "Colpito, colpito, affondato"


Per tutto il film, il cast si divide in tre categorie: i cattivi che sogghignano perfidamente, i soldati che muoiono male e il divo Choi Min-shik che si diverte un casino a fare solo tre cose: mozzare teste ai ribelli o in generale a un po' di gente, blaterare storie sull'onore in guerra e nella morte che fanno tanto Termopili, e dare ordini militari apparentemente suicidi che, a ben guardare, in effetti, sono suicidi. Ma la storia insegna che l'ammiraglio ha sempre ragione, la Corea vince e non si fa massacrare come quelle mezze calzette dei 300 spartani, i giapponesi si ritirano ignominiosamente ed è ora di decapitare il capo dei pirati.
 

"Magie della CGI"


E la battaglia navale com'è? Bella! Quando il regista Kim Han-min non è ingombrato dalla narrazione, che non gli riesce sempre benissimo, può finalmente dedicarsi a briglia sciolta a sequenze dinamiche, inquadrature sghembe, dettagli su rematori e artiglieria, con un bel montaggio fluido ed efficace. Gli scontri corpo a corpo non lesinano secchiate di sangue e primi piani sui visi martoriati dei soldati, il maelström che ingurgita la flotta nemica è in effetti impressionante, il contesto storico è ricostruito con precisione certosina, dalle navi agli stendardi alle armature. Peccato che la CGI non sia delle migliori, e ogni tanto sembra ignorare il peso delle navi in acqua. Fun fact: la corrente che ha permesso la vittoria della flotta coreana è un fenomeno reale ed esiste tuttora, e ha creato non pochi problemi al regista, che non voleva arrendersi a girare tutto in green screen ma non poteva certo mettere la troupe in condizioni di rischiare di fare la fine delle navi giapponesi di 450 anni prima.

"L'impero e la gloria" è un buon prodotto storico, nazionalista e galvanizzante. Avrebbe forse giovato alla regia concentrarsi di più sugli attori e sullo scorrere della storia, ma quando hai un'ora di battaglia navale che ti aspetta, tutto il resto passa in secondo piano.


L'Impero e la Gloria/ Roaring Currents è disponibile su