Cani Arrabbiati è un film cruciale per il cinema italiano e molto rilevante per quello internazionale

22/8/2018 i400Calci

L'articolo di Darth Von Trier dei 400Calci - Cinema da Combattimento


Ho preso il traghetto da Civitavecchia una volta soltanto in vita mia, per andare in vacanza in un rovente Agosto simile a questo in cui vi scrivo.
Il ricordo della coda sulla tratta Roma-Civitavecchia nella giardinetta Mini Clubman di mia madre è uno dei ricordi di disagio più vividi della mia infanzia, lambii i miraggi e vomitai appena sceso dalla vettura. Era il 1985.

Cani arrabbiati venne girato nel 1973 ma a causa del fallimento della casa di produzione uscì per il pubblico solo negli anni novanta, dopo un oblio infinito che aveva ammantato il film di un alone fantomatico. Erano gli anni prima di internet e una parte del divertimento dell' essere appassionati di qualcosa, assieme all'avventurosa ricerca di informazioni, era il passaparola incontrollato che, con dinamiche assurde, raggiungeva spesso esagerazioni fantozziane.
Ero al liceo in quegli anni, ero appassionato di cinema e molto di cinema "di genere" italiano. Per me Bava era un mito, senza stare a fare panegirici ed ero quindi molto interessato a questo "film perduto" del regista del quale quasi ogni opera era per me una rivelazione: assieme un pozzo di idee e uno sfoggio di tecnica e gestione brillante dei (pochi) mezzi, a volte era roba che rivoluzionava generi, a volte ne inventava.
Perché Bava era così: costantemente in zona genio.

Ero (e sono) molto appassionato di polizieschi, americani e francesi ovviamente ma anche italiani; il fatto che si dicesse che questo film era la take di Bava sul poliziesco mi creava ovviamente una ulteriore curiosità spropositata.

"Un po' poliziesco"


Però era pure un horror violento, "'na roba tipo exploitation… Trucidissimo!", diceva un metallaro che lavorava in videoteca. Ma altri dicevano che uno, che non lo aveva proprio visto-visto ma glielo aveva giurato un cugino che lavorava al visto censura e che lo aveva visto, sosteneva che fosse un thriller. Mio padre, che lavorava nel cinema (come mezza Roma nel dopoguerra, in fondo) diceva che aveva sentito all'epoca colleghi dire che era un road movie, "un'americanata". Ci stavano sicuramente delle armi perché uno, uno stuntman ritiratosi per problemi alla schiena e che forniva materiali per il cinema, disse a mio padre che venne contattato all'epoca per delle armi di scena, quindi forse era davvero un poliziesco. Il mio amico Roberto detto "pupone", grande appassionato di commedia sexy, diceva che era tutta "'na fregnaccia" (una bufala) e che il film non esisteva, o meglio: che esisteva ma non era completo, non era finito; diceva che questa cosa l'aveva letta in un'intervista a Lamberto Bava, su una rivista estera, diceva che aveva i ritagli da mostrarmi come prova (ma non li mostrò mai). L'unica certezza era un dato bizzarro su cui tutte le versioni si allineavano: ci stava Don Backy nel ruolo di un criminale. Non sapevo che pensare, insomma. A dare retta a tutti il "film perduto" di Bava era una chimera indefinibile, tipo le divinità cosmiche di Lovecraft, e non riuscivo a farmi un'idea.
 

"un po' thriller"


Quando finalmente uscì, terminato e montato dal figlio, tra appassionati non si parlava d'altro e in pochi mesi raggiunse lo status di cult che un film normalmente raggiunge in anni. Finalmente lo vidi, cinicamente mi ero ormai convinto che era tutto clamore, che la fregola di vederlo avesse viziato i giudizi. Invece in barba alla legge dei grandi numeri avevano ragione tutti e torto solo io: il film era una miscela di tutto quello che si sentiva dire, ma meglio, e la sua fama era meritata, per niente frutto di quello che oggi definiremmo hype. Cani arrabbiati è oggi a detti di molti, e io tra questi, il film migliore di Bava. Al netto di ogni opinabilità di gusti sono sicuro nel dirvi che, migliore o meno, è un film cruciale per il cinema italiano e molto rilevante per quello internazionale, un film che se fosse uscito nelle sale nel 1973 avrebbe cambiato le regole dei generi, se fosse uscito ai suoi tempi Bava avrebbe aperto ancora una volta una nuova via anticipando tutti.
La storia di Cani arrabbiati è un esile spago che lega gli eventi tremendi e rutilanti di una fuga con ostaggi: c'è una rapina finita male e dei malviventi che scappano prendendo una ragazza come garanzia e sequestrando un veicolo col suo guidatore per la fuga. Tutto qui, ma la trama è un pretesto di pochi minuti per mettere cinque vite in una location grande quanto l'abitacolo di una Opel Rekord del '71 e farle esplodere con ferocia sulla riarsa tratta Roma-Civitavecchia.
 

"però pure un po' exploitation"


Il purgatorio sudato da percorrere con la giardinetta di mamma per andare in vacanza lo ritrovavo nel film in guisa di un inferno e ancora più sudato, identico nei luoghi e colori e infinitamente più tremendo. Un road movie, poliziesco, thriller, con una paranoia e ferocia da horror truce anni settanta, "L'ultima casa a sinistra ma dentro un'automobile" ebbe a dirne a ragione Tarantino e il tutto intriso di una tensione psicologica che sfocia nella perversione sessuale, nella sindrome di Stoccolma tra carnefici e vittima.
E tutti sono sudati, eternamente madidi, percepibilmente appiccicosi di sudore, con la polvere che gli si attacca addosso e prude sulla barba in ricrescita, compressi in un abitacolo di cui si riesce a percepire il calore soffocante e la puzza.
Sarà per il transfer personale che ebbi con la mia esperienza ma questo aspetto di disagio fisico, non casuale ma mostrato e insistito, mi rese Cani Arrabbiati ancora più un pugno nello stomaco.
E Bava era uno che quando c'era da sferzare non si tirava indietro, eh? Ma non mi aspettavo dal regista dell'elegantissimo Sei donne per l'assassino un'entrata così a gamba tesa nella violenza. Era un regista che amava la messa in scena, che estetizzava e stilizzava, spesso baroccheggiando divertito. Qui no: qui tutto è asciutto e crudo; ovviamente essendo Bava un'estetica c'è ma è quella di una ricercata crudezza, Cani arrabbiati sta al suo Diabolik come un palazzo brutalista sta a un villino decò.
Bava fa sua la fotografia un po' instant del poliziesco all'italiana e la raffina a uno stato autoriale, reinventandola ed estraniandola, portando tutto il road movie, abitualmente fatto di paesaggi, all'interno di una vettura, come un claustrofobico dramma da camera e rendendo il viaggio un cadenzato rosario di disgrazie quando fuori alla vettura.
 

"ricercata crudezza"


Per molti anni rimase un film che vidi solo una volta, impressa a fuoco nel cervello. Non perché non fosse valido, tutt'altro, ma perché quello di Cani arrabbiati è un mondo in cui non riesco ad affacciarmi spesso.
Ha la brutalità della exploitation senza il carnevale della exploitation, ha una violenza da horror ma senza il gore, ha l'ansia di un thriller pesante senza che ci sia mistero.
Cani arrabbiati è fatto di cattiveria, è un viaggio senza scafandro nella fossa biologica dell'animo umano, lascia una sensazione di sporco e disillusione che non va via, è la rabbia impotente del vedere la scarpina che rotola in Interceptor ma per novanta minuti.
È un cinema provante ma necessario e, nella sua cattiveria, bellissimo.

E, incredibilmente, il bel Don Backy è un cattivo di tutto rispetto, per chi se lo stesse chiedendo.

 

Cani Arrabbiati è disponibile in DVD e Blu-Ray edizione Rarovideo
e sulle piattaforme digitali: