Marsnado! Na-na Marsnado! The Asylum presenta: Martian Land

16/7/2018 I 400 Calci

L'articolo di George Rohmer de I 400 Calci - Cinema da Combattimento


Va riconosciuta a The Asylum un'onestà intellettuale e imprenditoriale che ha pochi paragoni nell'industria del cinema di oggi. Se non sapete cosa sia The Asylum, vi faccio un veloce “Previously On”...

The Asylum sono quelli che fanno Sharknado. Mi pare sia già sufficiente per capirci, no? Se volete qualche dettaglio in più: The Asylum nasce nel 1997 con l'idea di produrre film low budget diretti al mercato home video. Nel 2005, il primo colpo di genio: realizzare una versione de La guerra dei mondi di H.G. Wells nello stesso periodo di quello di Spielberg, visto che il romanzo è di pubblico dominio. È il risveglio di The Asylum e l'inizio di una fase in cui vengono prodotti film dal titolo simile a grossi blockbuster in uscita (Transmorphers, Pirates of Treasure Island, The Da Vinci Treasure) o cult del momento (Snakes on a Train). Nel 2009, il secondo colpo di genio: esce Mega Shark Versus Giant Octopus e parte l'escalation nel nome del Maccosa e dei mostri giganti fatti male al computer che culmina nell'uscita di Sharknado, nel 2013, terzo colpo di genio di The Asylum.

Una rara immagine del CINEMA.

In tutto questo va rapidamente a delinearsi un modus operandi che a noi amanti delle pizze in de la fazza, delle 'splosioni e dei MACCOSA a caratteri tutti maiuscoli non può che titillare il nervo del vero godimento (chiedo perdono a chiunque abbia letto questa frase come una brutta metafora sessuale, voleva esserlo): la faccia tosta e l'arroganza di pensare in grande pur non avendone affatto i mezzi. Sì, perché The Asylum non c'ha mezzo euro, gira in fretta e furia al costo minimo, con attori cani o vecchie star bollite, effetti visivi che chiunque farebbe meglio nel suo garage, anche il mio idraulico (e il mio idraulico non sa neanche infilare un CD nel computer. Peggio ancora, il mio idraulico NON ESISTE!) e una generale incompetenza di scrittura cinematografica che il più delle volte fa sorridere, a volte fa ridere sguaiatamente, altre ti scende 'na tristezza che guarda.

MA lo fa con la voglia di spaccare il culo. Lo fa con la direttiva primaria di intrattenere a ogni costo. Lo fa con uno spregio dei limiti che ha del commovente. Sharknado, per dire, parte con l'idea semplicissima di un tornado di squali che spacca su tutto, ma prosegue con squali in orbita e viaggi nel tempo. L'arroganza, quando è usata come strumento per fare del cinema, è un pregio, non un difetto. Ed è il pregio numero uno di The Asylum.

“A che ci servono le cupole con tutti 'sti metri di plastica da imballaggio?”

Martian Land è il tipico prodotto The Asylum. Ha un titolo che copia un grosso film in uscita (The Martian), è basato su premesse ridicole che non si reggono in piedi, il più delle volte ha degli effetti non all'altezza (ma non sempre, vedremo), un cast di cani maledetti e una sceneggiatura che dire che fa acqua sarebbe un complimento, perché in quel caso per lo meno risolverebbe il problema della siccità, e invece è totalmente inutile. Ma tutto ciò è assemblato con talmente tanta voglia di raccontartela senza fronzoli, questa storia assurda e ridicola, che non puoi non volergli bene.

La storia in questione è praticamente Sharknado Goes to Mars senza gli squali. Marsnado! Marsnado, ecco. Mamma mia che intelligente che sono, questa la uso anche nel titolo del pezzo.

Dicevamo. Martian Land è ambientato in un futuro in cui i cambiamenti climatici hanno mandato a ramengo la Terra e laggente si è trasferita in massa sul nostro vicino di sistema solare, il buon vecchio e rubicondo Marte. Lì, la popolazione ha fondato una serie di città e iniziato una timida terraformazione, tanto che i deserti del pianeta sono ora popolati di sterpaglie che pare tutto un immenso Gargano. Ma ora, behold! I cambiamenti climatici di Marte hanno deciso di sputare in fazza a quelli della Terra! HA! Noi siamo più fighi e vi faremo vedere chi può scatenare i disastri peggiori! E insomma parte una megatempestadisabbia superforte in grado persino di... crepare i vetri.

Perché a The Asylum non sono mica stupidi. Sanno di avere poche risorse, anche se non sembra, e allora scelgono sempre di ancorare tutto il film a concetti semplicissimi. In questo caso gli sceneggiatori, gli stessi dell'Amleto,

devono aver pensato: “Cos'è la cosa più pericolosa che potrebbe accadere su un pianeta inospitale a dei coloni?”, ed essersi risposti: “Che le cupole vadano in frantumi, ovviamente!”. E così c'è sto vento fortissimissimo che, nel corso del film, va e viene quando fa comodo agli sceneggiatori, gli stessi dell'Amleto,

(esattamente come in Sharknado, per altro) e che più volte non sembra manco in grado di sollevare un rover o piegare un'antenna. Ma che, oh, cascasse il mondo, quando arriva il momento di spaccare un vetro non fa cilecca neanche una volta. Perché il Marsnado non è nel business di sollevare le robe, è nel business di infrangere i vetri e, cugino, in questo campo è un CEO della madonna.

Ovviamente in Martian Land ci sono tutti i difetti di The Asylum. Dovrebbe essere una catastrofe di portata planetaria ma ci sono due personaggi in croce, e tutte le grosse decisioni sul futuro delle colonie vengono prese da due o tre persone (molte delle quali facenti parte della stessa famiglia. Le brutte abitudini sopravvivono anche al vuoto interplanetario). Manca totalmente di fantasia nel delineare la mitologia di questo mondo futuro, tipo che le uniche due città menzionate (e non si capisce se siano proprio le uniche due su tutto Marte o meno) si chiamano New York Marziana e Los Angeles Marziana. Sì, insomma, non esattamente la Mars Trilogy di Kim Stanley Robinson, ecco. A tutto ciò uniamo il fatto che, pur avendo l'intero Marte come campo giochi, si scelga di realizzare l'ennesimo disaster movie su una tempesta globale, solo ambientato su Marte invece che sulla Terra.

Il miglior set di tutto il film.

Però ci sono anche due protagoniste gay la cui relazione è mostrata come normalissima e scritta con una nonchalance, una tenerezza e una leggerezza che certe produzioni di serie A hollywoodiane ancora si scordano. Ci sono alcuni effetti visivi che stupiscono per la buona riuscita – su tutti quelli delle astronavi – e compensano in parte la bruttezza della tempestona di sabbia.

E poi c'è MARTE, cazzo. Marte è la cosa più bella che sia capitata al sistema solare e alle storie di fantascienza sin dai tempi, boh, dell'Intenso Bombardamento Tardivo credo. O dei dinosauri (che però sono arrivati dopo!). È un gemello del nostro pianeta in cui non c'è un CAZZO tranne che sterminati deserti da colonizzare e nei quali ambientare storie. Una tabula rasa dal fascino incommensurabile. E in questo film Marte è ben servito, a sorpresa. I soldi son pochi – serve ribadirlo a questo punto? – eppure i filtri super-cheap scelti per mascherare i paesaggi naturali della Lucerne Valley californiana, a sorpresa, funzionano bene. Restituendo un'immagine di Marte talmente fredda e spenta che è molto più Marte del costoso Marte/Wadi Rum di The Martian, sempre troppo evidentemente caldo per spegnere quella vocina irritante del vostro cervello che vi ricorda come tutto sia, ovviamente, girato su questo pianeta.

XOXO

Insomma, Martian Land non è un BEL film. È un film The Asylum, con tutto ciò che ne consegue. E se capite cosa intendo, vi divertirete anche voi. Ora comprate le birre, invitate gli amici e lasciate che il Marsnado vi travolga.

DVD-Quote: “Go, go, go, go, go, go, go / Run away from the Marsnado!”

Martian Land è disponibile su