La guerra dimenticata: Liam Neeson in Operation Chromite

8/7/2018 i400Calci

L'articolo di Darth Von Trier dei 400Calci - Cinema da Combattimento


Il romanzo "il grande nulla" di James Ellroy (1988) si apre sul capodanno del 1950 a Los Angeles, con i personaggi del libro che si interrogano su come sarà il mondo nuovo dopo la lunga Seconda Guerra Mondiale che dominò gli anni quaranta: se sarà meglio, se ci saranno guerre, se le automobili voleranno come nei fumetti. Rimarranno delusi: il 1950 sarà poco diverso in sostanza dagli anni appena terminati, connotato ancora da una pesantissima Red Scare resa nel libro dall'istituzione di una squadra di polizia politica sotto copertura volta a stanare cospiratori comunisti nei sindacati del cinema, nazionalmente incarnata dal senatore McCarthy e più generalmente nel mondo esemplificata da una paranoia anticomunista che si consoliderà nella guerra fredda e dividerà il mondo in due blocchi fino agli anni ottanta. Le automobili (nonostante gli studi) non voleranno come nei Jetsons ma in compenso gli USA si troveranno, a pochi anni dal mattatoio del teatro del Pacifico della Seconda Guerra Mondiale, di nuovo in guerra e di nuovo in Asia; a spingerceli sarà proprio la succitata Red Scare.

C'è però la TV in ogni casa, inizierà I Love Lucy e per il decennio dei favolosi anni cinquanta i probi contribuenti statunitensi saranno distratti col boom economico dal tumulto al di là dell' Oceano Pacifico e nel mondo, decretando per la guerra di Corea il nomignolo the forgotten war (letteralmente "la guerra dimenticata") a causa dello scarso interesse suscitato presso l'opinione pubblica al tempo.

 

La grande flotta di modelli 3D delle Nazioni Unite della CGI è pronta all'azione

 

Nel 1950 era infatti in corso da parte dalle forze comuniste congiunte di Russia e Cina, l'appoggio alla Corea del nord nell'invasione della Repubblica della Corea del Sud, cruciale avamposto occidentale nel quadrante e, particolarmente per gli USA, il "bastione per arginare il comunismo" e tenere d'occhio la Cina. L'avanzata verso la conquista totale nel 1950 sembrava inarrestabile, con Seul già sotto l'assedio nordcoreano; con un provvedimento straordinario si decise nel settembre di quell'anno di mobilitare la grande risorsa internazionale nata dagli armistizi del precedente conflitto: le Nazioni Unite, di cui la Repubblica di Corea del Sud faceva parte dal 1947 e qui al loro primo intervento bellico per salvaguardare un alleato. Un banco di prova importantissimo quindi, in un quadrante cruciale per gli assenti tra oriente e occidente e in una partita colossale per la propaganda di ambedue i blocchi.

 

Gli otto dell'anatra selvaggia

 

Gli Stati Uniti, a capo delle operazioni per le Nazioni Unite, affidarono a uno degli eroi nazionali della Seconda Guerra Mondiale il coordinamento delle operazioni di intervento e di intelligence ancora prima: il Generale Douglas MacArthur, l'eroe del Pacifico, l'uomo a cui "il divino" Imperatore del Giappone Hirohito si consegnò spontaneamente, per essere giudicato dagli Alleati occidentali, sancendo la resa dell'impero giapponese e de facto la sua fine culturale. Il mastino della guerra MacArthur supervisionò i piani per una massiccia infiltrazione anfibia, circa tre centinaia di vascelli di marina e quasi ottantamila uomini impiegati, dalla città portuale di Inchon (da cui l'omonimo film del 1981 sulla la battaglia) per poi procedere dalla battaglia di Inchon alla riconquista di Seul e da lì alla messa in sicurezza progressiva di tutta la Repubblica sudcoreana; questa difficile operazione di missioni coordinate internazionali prese il nome di "Operazione Chromite" e come prima fase fu studiata una rischiosissima operazione intelligence di inflitrazione e (nelle intenzioni) di observe & report da parte dell'esercito sudcoreano con l'impiego di otto uomini infiltrati sotto mentite spoglie nei ranghi dell'esercito avversario con la missione di raccogliere informazioni sensibili sul dispiego di difese al largo di Inchon e riferirle al comando delle Nazioni Unite onde avviare l'attacco.

 

Questo forse non è accaduto davvero

 

E qui inizia, con uno stringato spieghìno di quanto poco sopra, il nostro film. Operation Chromite segue la struttura classica dei film americani sui commando e come alcuni film americani tende a un manicheo ed evidente, retorico, dirimere buoni e cattivi, cosa sempre poco oculata da fare parlando di guerra. La cosa è però abbastanza comprensibile, se si pensa che tecnicamente la guerra di Corea non è mai finita e la delicata pace armata stabilita tra le parti è appesa ad un blando armistizio, non risolutivo, siglato nel 1953 e ad una frontiera demilitarizzata di 3x300 km che divide il paese in due, il senso propagandistico è quindi assolutamente parte della narrativa voluta. La missione delle spie sudcoreane nel film subirà molte peripezie e drammatizzazioni rispetto a quelle note e alla realtà dei fatti, lambendo il melodramma più volte ed esagerando platealmente in altri. Il fervore ideologico sottopelle è evidente, quindi, ma non disturbante, per tutto il film che preferisce spostare l'attenzione sul dramma e sull'azione; quest' ultima messa in scena con la precisione e professionalità che contraddistingue il cinema asiatico sull'argomento anche quando fuori dall'ambito delle arti marziali.

 

Liam Neeson è la star occidentale chiamata palesemente per dare al film un tocco internazionale e un richiamo per la distribuzione (come facevamo noi dal dopoguerra in poi coi nostri film di genere, del resto). Neeson, con la pipa corn cob nella bocca serrata, gli enormi occhiali da sole a goccia, sembra voler fare un'imitazione quasi caricaturale del grande Gregory Peck nella stessa parte per il film "MacArthur, il generale ribelle" (1977) che divenne uno dei suoi ruoli iconici e non è necessariamente un male: a me ad esempio ha divertito, una volta preso atto del contesto e delle intenzioni decisamente poco pretenziose della sua interpretazione.

 

"Ah Liam, fàcce Gregory!"

 

Alla fine dei conti Operation Chromite è un onesto film di guerra fatto con un budget alto ma non abbastanza da dare la messa in scena del kolossal statunitense, guarda alla maniera occidentale con vigore ma con tutte le ingenuità che un emulo può avere, però intrattiene il giusto e, soprattutto, è nel suo piccolo un documento. Uso la parola "documento" con una certa consapevolezza dei limiti, ben conscio che si tratta in fondo di intrattenimento. La "guerra dimenticata" è però abbastanza dimenticata anche dal cinema, con qualche dozzina di film sommando tutte le produzioni internazionali a fronte delle centinaia e centinaia di pellicole sui due confitti mondiali e sul Vietnam (rimanendo nel blocco occidentale del novecento). Nonostante la sua attualità pressante sia per la situazione geopolitica nello specifico sia per il dibattito convulso sul ruolo delle istituzioni atlantiste e internazionali tra cui le Nazioni Unite, rimane una guerra appena accennata nella storia percepita e nella cultura popolare; un film così non solo ci riporta a percorrere in qualche modo un nodo cruciale della nostra storia recente ma a farlo dal raro punto di vista (anche se parziale) dell'alleato asiatico, per il quale la guerra non è mai stata non solo dimenticata ma nemmeno mai terminata.

 

Operation Chromite è disponibile in DVD e Blu-Ray!
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