The Brood è il film di Cronenberg più sperimentale (fino a quel momento) ma anche quello più classico (di sempre)

23/6/2018 i400Calci

L'articolo di Jean-Claude Van Gogh dei 400Calci - Cinema da Combattimento


David Cronenberg è un noto nerdacchione, appassionato di macchine, medicina, fantascienza, filosofia, tecnologia, psicologia, entomologia e svariate altre cose. Nella sua carriera ormai cinquantennale (il suo primo cortometraggio risale al 1966) lo abbiamo visto esplorare questi argomenti in tutta una serie di modi pazzeschi e in un percorso che dal body horror, sia innovativo che classico, è arrivato al recente studio sulla psicologia umana. Dopo un paio di horror più schietti (Shivers) e melodrammatici (Rabid) e un film sulle corse automobilistiche (Fast Company), The Brood (1979) è il primo film che sfonda la parete dell'horror e si inserisce in un discorso psicologico. In sintesi, il film ruota intorno a una pratica psichiatrica chiamata dal regista "psicoplasmia", che vede lo sfogo psicologico presentarsi realmente sul corpo del paziente, in svariate forme che vanno dal tumore alla procreazione involontaria di piccoli mostri assassini. In pratica, la moglie del protagonista è ricoverata presso una clinica che applica la psicoplasmia, e chiaramente c'è qualcosa di losco. Nel frattempo, efferati omicidi avvengono in città, e i colpevoli sembrano dei bambini. Alla fine si scoprirà che questi nani con la faccia da orchi, sono lo sfogo della rabbia della moglie che, attraverso la psicocosa, è diventata una specie di madre regina tutta fuori di testa. Nel ruolo, una indimenticabile Samantha Eggar.
 

Figura angelica tutta da studiare.


Paradossalmente, The Brood è il film di Cronenberg più sperimentale (fino a quel momento) ma anche quello più classico (di sempre). L'elemento psicologico, imprevedibile e tutto matto, viene applicato a una struttura da film horror classico in cui il protagonista, piano piano, scoprirà i vari elementi del mistero fino a raggiungere l'orrorifica conclusione. Nel frattempo, sequenze di omicidi violentissimi da parte di bambini in bomber colorati ricordano il Carpenter di Halloween. È l'esempio di un regista che, saggiamente, non ha rischiato tutto su un'unica idea, la prima veramente originale della carriera cinematografica, e ha usato una struttura classica per dire la sua. The Brood vede anche dei paralleli con la vita personale del regista, che all'epoca delle riprese stava cercando di ottenere l'affidamento della prima figlia. Come la rabbia espressa attraverso mutazioni corporee, il film stesso può essere visto come un'opera di catarsi, uno sfogo altrettanto violento che ha dato il via a uno studio sulla mente umana che con Scanners e Videodrome andrà a creare i suoi più grandi capolavori.

Esistesse davvero sarebbe un libro pazzesco.


Vedere The Brood adesso, dopo aver visto tutti gli altri film, è un'esperienza affascinante e dalle molteplici lettura. È mettersi davanti a un regista pieno di idee che per una volta fa il passo più lungo della gamba, prende il genere e lo mischia a uno studio approfondito della mente umana, della repressione e dell’esasperazione. Più avanti si vedranno cose simili nel concetto, ma raccontate attraverso tutt’altro. Mutazioni corporee infinite, miscugli genetici e allucinazioni. Tutto quello che è interiore nel cinema di Cronenberg si sfoga nella realtà, diventando verosimile e possibile, e per questo motivo mette paura e angoscia. Le nostre debolezze sono le stesse, i nostri mostri sono tali, anche se metaforici, e sta a noi decidere quale forma dargli.

 

DVD-Quote:
“Quando la rabbia si fa cinema”

The Brood è disponibile su: