John Woo torna al poliziesco con «Manhunt»

8/9/2017 Il Sole 24 Ore


«Manhunt», presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia, riporta alla mente i suoi grandi successi degli anni Ottanta e Novanta, come «A Better Tomorrow» (1986) o «Hard Boiled» (1992), quando Woo era uno dei massimi maestri del cinema d’azione. Si tratta di un adattamento di un romanzo di Yuko Nishimura, «Kimi yo fundo no kawa wo watare», già trasposto al cinema dal giapponese Jun'ya Satô con una pellicola omonima del 1976, di cui Woo si è dichiarato un grande fan. Protagonista è l’onesto avvocato Du Qiu, costretto a seguire un caso di omicidio finché le prove raccolte indicano lui come il responsabile. Sapendo di essere stato incastrato, Du Qiu fugge per scoprire la verità. La polizia inizia a cercarlo, ma l’esperto detective Yamura si rende conto che questo caso apparentemente già chiuso non è affatto così semplice. Con qualche ingenuità narrativa di troppo, compensata dalla classe registica, «Manhunt» racconta una classica caccia all’uomo, in cui si crea un legame particolarmente interessante tra il fuggitivo e l’inseguitore. Anche lo spettatore è fortemente coinvolto nel cercare di capire quale complotto si nasconda dietro l’omicidio e chi sia il vero assassino, grazie a un ritmo appassionante e a un registro ironico giocato efficacemente. Non mancano momenti ridondanti e l’intreccio ha diversi passaggi prevedibili, ma resta una pellicola godibile e capace di fare bene il suo dovere. Gli appassionati storici del cinema di Woo non potranno che apprezzarla.