Bekas – in viaggio per la felicità, diretto da Karzan Kander

18/3/2015 Cinemio

Il sogno americano nell’immaginario di due piccoli fratelli curdi


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Primi anni ’90. Il regime di Saddam Hussein esercita una violenta pressione sulla regione curda dell’Iraq. Due fratelli, Zana (7 anni) e Dana (10 anni), orfani e senzatetto, vedono il film di Superman spiando attraverso un buco nel muro del cinema locale, e decidono di andare in America. Quando arriveranno parleranno con Superman e lui risolverà tutti i loro problemi, riportando in vita i loro genitori e punendo tutti quelli che sono stati cattivi con loro, primo fra tutti Saddam Hussein.

Per arrivare in America, la “città” dove vive Superman, hanno però bisogno di denaro, passaporti e di un modo per passare la frontiera. Decisi nell’impresa si incamminano con tutto ciò che riescono a racimolare, in un viaggio tra la speranza data dall’immaginazione di due bambini e la crudezza della vita degli adulti.

Una storia vera
L’omonimo cortometraggio da cui è tratto il film, è stato presentato nel 2010 come saggio di fine anno dell’Accademia d’Arte Drammatica di Stoccolma aggiudicandosi la medaglia d’Argento dei 38esimi Academy Adwars degli studenti.

Arrivato in Italia come lungometraggio in Concorso al Giffoni Film Festival, Bekas si ispira alla personale esperienza di esodo del giovane regista, Karzan Kander, e della sua famiglia durante il regime di Saddam Hussein e la racconta con estrema delicatezza guardandola dal basso all’alto con gli occhi ingenui e pieni di speranza di due inseparabili fratelli orfani. Senza nient’altro che loro stessi e i loro sogni, i due bambini si incamminano decisi a salvare il mondo che li circonda e a sconfiggere le ingiustizie con l’aiuto di Superman. L’America è una “città” a una manciata di giorni di cammino e la Coca Cola è la miglior bevanda del mondo. Durante il percorso conosceranno adulti violenti, disperati e senza nessuna pietà, capiranno che la loro forza sta nel restare uniti e impareranno a superare le proprie paure con la fantasia.

La forza del racconto di sta nella capacità del regista di dare un respiro internazionale alla storia, rendendola, attraverso un linguaggio semplice e diretto, accessibile ad ogni tipo di cultura ed età. I temi trattati, l’approccio dei personaggi al contesto e i paesaggi dai toni caldi e poco esplorati nella cinematografia medio-orientale, permettono allo spettatore di scoprire e conoscere realtà che restano spesso confuse e rilegate tra le notizie di cronaca estera. Seppure il ritmo rallenta in alcuni punti affaticando l’incedere della storia e la sceneggiatura si perde nell’aprire racconti paralleli che non vengono ben definiti,Bekas si presenta nel complesso come un buon road movie che unisce la commedia al dramma sociale e adempie all’intenzione del regista di far sentire la voce e le atmosfere del Kurdistan al resto del mondo.