Lombardi: «Il mio film sui gangster ispirato ai western di Leone»

1/10/2014 IL TEMPO.it

«Take Five» al cinema da giovedì diretto dal regista che vinse il Leone del Futuro a Venezia 2011


Con un titolo che si ispira al brano jazz del Dave Brubeck Quartet del 1959, che si intitola «Take Five», Guido Lombardi torna sul grande schermo (dal 2 ottobre distribuito da Microcinema) con un film di genere su una rapina in banca o meglio «uno spaghetti gangster», come ama definirlo il regista, già vincitore al Festival di Venezia del 2011 del Leone del Futuro con «Là-bas - Educazione Criminale» (sulla strage di Castel Volturno). «Take Five» non si riferisce solo al caratteristico ritmo jazz in 5/4, ma è anche una perfetta metafora dell’espressione usata dai jazzisti: «take five minutes», ovvero, prendiamoci cinque minuti di pausa. 
«Ho fatto ricorso consapevolmente agli archetipi del gangster movie e ho cercato di mostrare a modo mio una porzione del nostro tempo - ha spiegato il regista, ieri a Roma - Una società dove le persone sono sole, ossessionate, depresse. Dove i soldi, il successo, la fama rappresentano l’unica forma di riscatto da un anonimato altrimenti giudicato insopportabile». Ecco come cinque "assolo" irregolari si danno da fare per una rapina milionaria a Napoli, una «banda del buco» che spera con questo colpo di cambiare le proprie esistenze. Nel cast Peppe Lanzetta, Salvatore Striano, Carmine Paternoster, Salvatore Ruocco e Gaetano Di Vaio (anche co-produttore e co-autore, con il regista, di un libro autobiografico, pubblicato da Einaudi, «Non mi avrete mai»). Nel cast, anche Gianfranco Gallo, Esther Elisha Antonio Pennarella, Antonio Buonomo, Alan De Luca, Vittoria Schisano e Marco Mario De Notaris.
«Ad ognuno dei personaggi - dice Lombardi - ho voluto lasciare il nome del rispettivo interprete. A sottolineare il confine labile tra finzione e realtà». Personaggi a metà (con le dovute distanze) tra «I soliti ignoti» di Monicelli e «Le Iene» di Tarantino, ma il regista, classe 1975, ha precisato di avere, sì, «pensato al cinema americano, a partire da "Le Iene", ma soprattutto a "The Big Kahuna" con Kevin Spacey e agli spaghetti western di un altro maestro del cinema italiano, come Sergio Leone. C’è molto umorismo nero e i personaggi sono cuciti addosso agli attori, tre di loro condividono un’esperienza di vita carceraria che ha dato molto al progetto. La rapina, piena di colpi di scena, è un pretesto per raccontare le storie di 5 irregolari che hanno un sogno comune, quello di arricchirsi».
L’opera, passata al Festival di Roma dell’anno scorso, è una produzione indipendente di Dario Formisano, Gaetano Di Vaio e Gianluca Curti per Eskimo, con Figli del Bronx, Minerva Pictures, Rai Cinema e il sostegno del Mibact.

Dina D’Isa

http://www.iltempo.it/cultura-spettacoli/cinema/2014/09/27/lombardi-il-mio-film-sui-gangster-ispirato-ai-western-di-leone-1.1317625